giovedì 26 gennaio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
DIANE ARBUS, FOTOGRAFA
al Jeu de Paume oggi ho visto una mostra di Diane Arbus, fotografa americana. Il cognome della sua famiglia, Nemirov, la rende un'emigrante nel nuovo mondo. e come emigrante, Diane è anche stata un'esploratrice di quel mondo nuovo e a tratti per noi misterioso che sono gli Stati Uniti, più che un continente, una sorta di mondo immaginario alterato circense esagerato deforme. A vedere queste foto ho cercato di essere un "passante" dentro e attraverso queste immagini. e allora ne ho scoperto la delicatezza, la naturalezza, ... sono foto di chi sta cercando di capire quale sia la propria dimensione, di chi non denuncia, non vuole stupire, non cerca la sensazione, non giudica. è il mondo di chi vede, di chi si immerge, non necessariamente partecipa, ma racconta tutta l'umanità. Trovando in forme che possono sembrare bizzarre, elementi di un'umanità forte, stridente, deformata, dura, archetipa, evocativa, misterica... elementi di un'umanità perturbante, elementi che non sono nient'altro che delle porte per attraversare meglio la vita che facciamo ogni giorno o per fuggire all'interno di questo mondo inqiutante e labirintico. Il gesto finale di questa vita sarà poi il suicidio. come di chi ha perso la sua collocazione fuori e di fronte alle sue immagini, e non trova altra accettabile posizione se non quella di essere guardata con inquietudine dentroattraverso le sue foto.
vedete http://diane-arbus-photography.com/
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martedì 24 gennaio 2012
AGENDA DIGITALE FUORI DALL'AGENDA DEL GOVERNO
cambiano i governi, ma sembra che questo paese non abbia alcun interesse nel rincorrere e colmare il digital divide che ci tiene lontani da un livello minimo accettabile di "competitività". anche nei vari pacchetti Salva Italia e Cresci Italia la questione è rimandata sine die, come se non fosse una, se non la questione principale da affrontare per ammodernare il nostro paese. una classe dirigente opaca e lontana dal quotidiano, lontana dalla nuova cultura digitale già emersa, c condanna ad una regressione costante, ad un analfabetismo. si rincorrono questioni finanziarie e non si individuano alcuni nodi centrali
IL SENSO DI FINE
ieri sera ho cenato con Jean Paul Manganaro, amico e profondo conoscitore del mondo di Carmelo Bene, amico e traduttore di Calvino in Francia, amante di Ciprì e Maresco, traduttore in iatliano e amico di Gilles Deleuze... nel raccconto del mondo artistico intorno a noi, mi/ci ha molto colpito il processo di infantilizzazione dell'arte. il ritorno al grado zero inteso come banalizzazione del processo creativo e come riduzione di tutto ad un balbettio. insomma andando a teatro, vedendo film, leggendo... viene fuori un mondo che non ha più la capacità di parlare, non tanto di stupire, ma semplicemente di inventare universi, discorsi. Le grandi narrazioni dei Fellini o le gesta eroiche fuori dal tempo e del mondo di Bene sono oggi impensabili. Il problema è che non sono più pensabili neanche i gesti piccoli, le micronarrazioni se non semplicemente ridotte a piccolo gesto di invenzione estemporaneo e contingente. dopo la fine, quindi, cosa possiamo immaginare?
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