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martedì 24 gennaio 2012

IL SENSO DI FINE

ieri sera ho cenato con Jean Paul Manganaro, amico e profondo conoscitore del mondo di Carmelo Bene, amico e traduttore di Calvino in Francia, amante di Ciprì e Maresco, traduttore in iatliano e amico di Gilles Deleuze... nel raccconto del mondo artistico intorno a noi, mi/ci ha molto colpito il processo di infantilizzazione dell'arte. il ritorno al grado zero inteso come banalizzazione del processo creativo e come riduzione di tutto ad un balbettio. insomma andando a teatro, vedendo film, leggendo... viene fuori un mondo che non ha più la capacità di parlare, non tanto di stupire, ma semplicemente di inventare universi, discorsi. Le grandi narrazioni dei Fellini o le gesta eroiche fuori dal tempo e del mondo di Bene sono oggi impensabili. Il problema è che non sono più pensabili neanche i gesti piccoli, le micronarrazioni se non semplicemente ridotte a piccolo gesto di invenzione estemporaneo e contingente. dopo la fine, quindi, cosa possiamo immaginare?